Lettera di presentazione del segretario
Con questa lettera, il nostro Segretario Enrico Peroni, si presentava agli iscritti prima dell' elezione all' Unione Comunale.
Care amiche, cari amici,
il 2 Giugno di quest’anno ho deciso di dare la mia disponibilità alla candidatura come Coordinatore
del nostro Partito a livello cittadino. Sciolsi i miei dubbi nel sessantaquattresimo anniversario della
nostra amata Repubblica Italiana, nata forte degli ideali che avevano mosso le donne e gli uomini
nella Resistenza, nasceva grazie al primo voto delle donne italiane.
Vi invio queste righe il 10 di Giugno, oggi, giorno del mio ventitreesimo compleanno. Vi scrivo con
molta emozione perché è sempre molto difficile esprimere idee, valori, sentimenti, volontá. In
fondo, è sempre molto complicato mettersi in gioco, chiedere di guidare un progetto politico in cui
si crede. In tempi in cui scontiamo un ritardo culturale dovuto al falso mito della fine delle
ideologie, sento il peso, nel piccolo di questa avventura, di cercare di essere un degno
rappresentante, giá da candidato, di quell’insieme di forti e densi principi che ci muovono e che
sono la guida del Partito Democratico. Quei principi che, in fondo, sono in gran parte gli stessi che
hanno costruito la nostra Repubblica, quella che abbiamo celebrato 8 giorni fa. Voglio tornare ai
giorni del referendum per fare alcune riflessioni su quello che la nostra Repubblica rappresenta per
me e per tanti altri miei coetanei.
Mia nonna, il 6 Giugno 1946, avrebbe dato alla luce mia madre. Mi immagino, quindi, le difficoltà
nell’uscire di casa con quel pancione ma mi immagino soprattutto i suoi pensieri affollati di
emozioni sulle scelte che il giorno dopo doveva prendere per dare a sua figlia un futuro migliore e
piú sicuro, dove le barbarie della Seconda Guerra Mondiale non si potessero ripetere.
Io la Repubblica l’ho sempre sentita molto simile ai miei nonni: persone che ho conosciuto poco
perché sono morte quando ero piccino, persone che amo e ammiro per quel che di loro mi è stato
raccontato. Per la nostra Repubblica ho lo stesso sentimento: la costruzione del benessere
economico, dei diritti civili e politici, della giustizia sociale, della coesione nazionale e in fondo
anche di una gran parte di quella che è la nostra identitá condivisa di italiani è avvenuta nella
Repubblica e grazie alla Repubblica. Ma, come per i miei nonni, questa epopea della Repubblica,
l’ho sentita raccontare ma non l’ho potuta vivere. Sono nato nel 1987, quando i grandi Partiti
Democratici che questa Repubblica l’hanno costruita giá vivevano difficoltà profonde. Come due
grandi nonni stanchi si appoggiavano a bastoni scavati da tarli che in pochi anni ne provocarono la
scomparsa.
Nasceva la Seconda Repubblica, quella in cui ho iniziato a fare politica, quella in cui quei tarli che
minavano i costruttori della democrazia si sono trasformati nei governanti del Paese, in cui nessuno
piú si indigna per scandali che in altri Paesi provocano indignazione, proteste e manifestazioni. Un
Paese seduto, meglio sdraiato, sotto i tacchi di chi nemmeno ha piú bisogno di giustificare i propri
soprusi.
Il nostro Partito, nelle menti più illuminate di chi l’ha sognato e costruito, nasce principalmente per
essere il movimento politico di chi conosce i valori della Repubblica che desidera governare e
migliorare, di chi sa da dove veniamo e quali sono gli elementi che hanno unito e fatto grande
questo piccolo Paese nel cuore del Mediterraneo. L’Italia del miracolo economico, l’Italia che ha
sconfitto il terrorismo, l’Italia che si è unita in una sola identità nazionale l’hanno costruita le forze
del centro cattolico, le forze socialiste e le forze liberali, votando insieme le leggi piú importanti,
sapendo mescolare i propri credi e facendoci diventare un Paese moderno.
Questo è il nostro DNA, da cui non dobbiamo né possiamo prescindere, pena la nostra perdita di
identità e di conseguenza di una missione, di un obiettivo. In fondo un Partito vincente deve
rappresentarsi come il difensore di principi e valori, deve avere radici. E le abbiamo. Ma deve saper
far vivere questi principi e valori nella modernità e nell’attualitá, farli sentire come elementi
fondamentali per il progresso e lo sviluppo futuri.
E i principi di democrazia, di libertà, di solidarietá della Repubblica Italiana sono fondamentali
oggi? La nostra risposta deve essere chiara e con questi punti di riferimento dobbiamo parlare delle
sfide di domani: come difendere lo stato sociale costruito faticosamente e come realizzare un nuovo
welfare, come aiutare lo sviluppo del settore industriale legato alle energie rinnovabili in modo da
permettere la creazione di milioni di posti di lavoro ed essere un’avanguardia nella sostenibilità
ambientale e sociale, come integrare i cittadini migranti e piú in generale come garantire una
coesione in una società parcellizzata e atomizzata.
Grandissime sfide che il Partito Democratico è attrezzato ad affrontare, ad ogni livello. Per questo
peró serve soprattutto una cosa: essere credibili e coerenti. Lo ripeto da molto tempo, amici e
amiche, il nostro Partito è troppe volte un partito con grandi potenzialità che non sa sfruttare per un
semplice motivo: contraddice al proprio interno ciò che propone per la società. Voglio precisare
meglio questo concetto con due esempi. Il primo è un patto generazionale che permetta ai giovani di
poter avere buone opportunità di entrare nel mondo del lavoro senza pregiudicare gli sforzi di chi ha
sudato una vita. Il nostro Partito non ha fatto propria questa sfida al proprio interno, nonostante
predichi questo concetto ad ogni elezione. Abbiamo bisogno, nel Partito e nella società, di una
nuova linfa, è necessario che crescano nuove foglie adatte ad oggi ma soprattutto al domani. Il
secondo è molto concreto e importante ed è la formazione delle liste per le elezioni europee e
nazionali a livello centralizzato. Come possiamo parlare di leggi elettorali che non rappresentano la
volontà dei cittadini se non riusciamo a garantire un degno sistema di selezione democratica dei
nostri rappresentanti? Ci rendiamo conto che in una regione come la nostra questo ha prodotto la
tragica conseguenza, l’anno scorso, di perdere ogni rappresentanza a Bruxelles? Sono esempi di
come dobbiamo riuscire ad essere coerenti e credibili, ad ogni livello e sempre.
A livello locale questa capacità di essere coerenti è stata spesso la carta vincente contro un centro-
destra che ci sovrasta alle elezioni politiche ma che superiamo in molti centri grazie alla nostra
maggiore credibilitá e spesse volte vicinanza agli elettori. Ed è ora di sfatare il mito che siamo un
partito poco radicato: per molti aspetti siamo il partito piú radicato e vero del nostro Paese e nel
momento in cui siamo nati probabilmente anche del Veneto. Abbiamo strutture ma soprattutto
abbiamo densità di rapporti e relazioni sociali nei tanti Comuni che governiamo, compresa la nostra
amata Vicenza. Siamo vincenti perché vicini ai temi cari ai cittadini e con una proposta chiara a
livello locale. Siamo perdenti perché lontani dai cittadini e senza una proposta chiara su molti temi
di portata nazionale.
Questo patrimonio, peró, dobbiamo difenderlo ogni giorno con l’attivitá dei Circoli e con una
continua mobilitazione sui risultati conseguiti dalla nostra Amministrazione. In questo senso voglio
fare tre proposte, che nascono in parte da esperienze giá realizzate. In primo luogo abbiamo bisogno
di Circoli che organizzino Assemblee su singoli temi e di quartiere gestite ufficialmente dal Pd e
che mettano in contatto amministrazione e cittadini: è la piú vecchia e importante funzione di un
Partito, ossia il raccordo tra istituzioni e popolazione. Dobbiamo tornare a realizzarla in maniera
sistematica, traendo profitto dalle esperienze che molti Circoli hanno giá realizzato.
In secondo luogo serve sfruttare la nostra piú grande risorsa, ossia gli elenchi delle Primarie: ci
serve un rapporto costante tra votanti delle primarie e iscritti attivi, serve ritornare ad avere delle
sentinelle del Partito che abbiano la funzione di fare da raccordo con un certo numero preciso di
simpatizzanti. Nei tempi moderni, infatti, molte volte si vince evitando l’astensionismo della
propria parte e incentivando quello della parte avversa, dato che gli elettori raramente cambiano
“casacca”. E’ sulla base di queste considerazioni sulle democrazie moderne da una parte e sulla
vecchia e fondamentale gestione dei simpatizzanti attraverso i militanti attivi dall’altra che
dobbiamo costruire la nostra conferma per le elezioni amministrative 2013.
Infine è fondamentale, attraverso le Commissioni del Partito e gruppi tematici, attività sia in ambito
culturale che in ambito di iniziative politiche che siano costanti e formative: il Partito puó e deve
riuscire ad essere una casa in cui ci si sente in famiglia e in cui si possono studiare i modi migliori,
piú divertenti e piú efficaci per propagandare le proprie idee. Questo è riuscito ai Giovani
Democratici, sia in cittá che in Provincia: unire passione, propaganda e divertimento. Non a caso i
Gd di Vicenza hanno oggi almeno il quadruplo degli iscritti dei Giovani della Margherita e dei Ds
nell’anno dello scioglimento. E’ un caso o forse da questo dobbiamo trarre un profondo
insegnamento?
Enrico Peroni





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